I capelli cadono quando qualcosa non torna. A volte il segnale arriva in ritardo. Capirlo è il primo passo per smettere di inseguire false promesse.
Perdere capelli non è solo una questione estetica. È una di quelle cose che cambiano il rapporto con lo specchio, con le foto, con le persone.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, molti dermatologi hanno registrato un aumento di caduta diffusa, spesso improvvisa, in soggetti che non avevano mai avuto problemi prima. Nel frattempo, il mercato ha fatto il resto: fiale, integratori e shampoo promettono risultati rapidi, mentre il rumore pubblicitario cresce più della chiarezza.
Il punto chiave è che, nella maggior parte dei casi, una causa esiste. Non sempre è evidente, non sempre è una sola, ma quasi mai è misteriosa. Capire perché i capelli cadono serve soprattutto a evitare l’errore più comune: curare l’effetto senza guardare l’origine.
Perché i capelli cadono davvero (e spesso senza avvisare)
Una delle cause più frequenti è lo stress fisico o psicologico. Un evento forte – un lutto, un intervento chirurgico, un’infezione importante, un periodo di tensione prolungata – può spingere molti follicoli nella fase di riposo. La caduta non è immediata: arriva dopo due o tre mesi, quando ormai l’evento scatenante sembra lontano. È il cosiddetto telogen effluvium, spesso reversibile se il corpo torna in equilibrio.
Subito dopo arrivano le carenze nutrizionali. Ferritina bassa, vitamina D insufficiente, deficit di B12 o un apporto proteico ridotto sono più comuni di quanto si pensi. Non servono diete estreme: basta mangiare male per mesi o avere piccoli problemi di assorbimento. Integrare “a sentimento” raramente risolve, perché il nodo vero va misurato.
Anche la tiroide entra spesso in gioco. Quando funziona poco o troppo, i cicli dei capelli si alterano. La caduta è diffusa e di solito accompagnata da altri segnali: stanchezza persistente, variazioni di peso, intolleranza al caldo o al freddo. In questi casi, un controllo mirato chiarisce più di qualsiasi trattamento cosmetico.
Esistono poi cause meno intuitive, come alcuni farmaci. Anticoagulanti, retinoidi sistemici, alcuni beta-bloccanti o antidepressivi possono favorire la caduta in una parte dei pazienti. Non significa che vadano sospesi, ma che l’effetto vada riconosciuto e valutato insieme al medico. Fare da soli, qui, è quasi sempre un errore.
Nelle donne, gli squilibri ormonali contano più di quanto si ammetta. Condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico o l’iperandrogenismo possono causare un diradamento progressivo, soprattutto nella zona centrale della testa. È una caduta meno spettacolare, ma più insidiosa, perché tende a cronicizzarsi se ignorata.
Le grandi transizioni ormonali, come il post parto o la menopausa, fanno il resto. Dopo il parto, il calo degli estrogeni sincronizza la caduta di molti capelli e l’effetto può essere impressionante. Spesso è temporaneo, ma può peggiorare se si sommano carenze di ferro o stress cronico.
Non tutto, però, nasce dal follicolo. Alcune abitudini meccaniche fanno danni reali. Code troppo strette, trecce prolungate, extension e tensioni costanti possono portare a un’alopecia da trazione che, col tempo, diventa difficile da recuperare. Allo stesso modo, decolorazioni frequenti, piastre e trattamenti chimici aggressivi non fanno cadere il capello alla radice, ma lo spezzano, creando lo stesso impatto visivo.
Esistono poi situazioni che richiedono attenzione specialistica, come l’alopecia areata, che si presenta con chiazze ben definite, o le infiammazioni del cuoio capelluto. Dermatite seborroica e psoriasi non causano direttamente la caduta, ma possono peggiorare una situazione già fragile. In alcuni casi entrano in gioco anche infezioni micotiche, più comuni nei bambini ma possibili anche negli adulti.
Infine c’è lo stile di vita. Fumo, sonno irregolare, turni notturni e stress cronico non sono cause uniche, ma funzionano da amplificatori silenziosi. Aggiungono carico a un sistema già sotto pressione.
Il capitolo integratori merita una parentesi a parte. Troppa vitamina A o selenio possono peggiorare la caduta. La biotina, spesso assunta senza indicazione, raramente serve e può interferire con alcuni esami del sangue. Prima si misura, poi – eventualmente – si integra.
La visita dermatologica resta il passaggio decisivo. Serve a distinguere tra alopecia androgenetica, effluvium, patologie infiammatorie o combinazioni di più fattori. Le terapie realmente efficaci sono poche e note: minoxidil topico, finasteride orale negli uomini, approcci mirati nei casi selezionati. Tutto il resto è contorno.
Il messaggio finale è semplice: i capelli non cadono per capriccio. Quasi sempre stanno segnalando qualcosa. Ascoltarli nel modo giusto evita di perdere tempo, soldi e, soprattutto, fiducia.





