Una catasta ben fatta è come una promessa mantenuta: giorni freddi fuori, brace viva dentro, aria pulita e mani che non odorano di fumo. Questa è una guida pratica, ma nasce dal gesto antico di scegliere un tronco, ascoltarlo, e metterlo al posto giusto.
Metto in fila i ciocchi un sabato mattina. La corte è silenziosa. Lascio uno spazio con cura, controllo la corteccia, annuso la resina. Un vicino mi dice: “Basta coprirla”. Sorrido. So che non basta. Una legna da ardere ben gestita costa meno, scalda di più e sporca poco la canna fumaria. Lo senti già all’accensione: fiamma netta, tiraggio stabile, zero fumo in casa. La promessa è questa.

Non svelo ancora il trucco. Prima scelgo l’essenza. Faggio, rovere, cerro: latifoglie dense, lunga combustione. Abete e pino: fiamma pronta, più scintille, ottime per l’avvio. Spacco a sezione moderata. Un cuneo da 8–12 cm asciuga in fretta e si accende bene. Taglio i pezzi due dita più corti della camera di combustione della stufa o del camino. Etichetto l’anno con un gessetto. Ordino in metri steri se compro a volume; il fattore di conversione in metri cubi solidi varia con pezzatura e specie, e i dati non sono univoci.
Perché l’aria è il vero combustibile
Il punto centrale è semplice e spesso trascurato: l’umidità. La legna funziona se l’acqua è poca. La norma ISO 17225-5 per la legna classifica la qualità con classi di umidità; l’obiettivo pratico è ≤20% (classe M20). Anche l’EPA Burn Wise consiglia 15–20%: meno fumo, più calore, meno creosoto. Con legna bagnata, buona parte dell’energia evapora acqua. La resa cala, la fiamma soffoca, la fuliggine si deposita.
La stagionatura della legna
Come ci arrivi? Con l’aria. E con il tempo. La buona stagionatura all’aperto richiede: 12–24 mesi per latifoglie dense; 6–12 mesi per conifere, in clima ventilato e non estremo. Questi intervalli sono confermati da guide tecniche ENEA e da manuali forestali. Catasta sollevata di 10–15 cm. Uso pallet o traverse. Il suolo umido risale nei ciocchi. File allineate al vento dominante, mai schiacciate contro il muro. Lascio 5–10 cm di aria tra catasta e parete. Copertura solo sopra. Legno respira di lato. Telo traspirante, lamiera, assi: basta che il tetto sporga e non chiuda i fianchi. Altezza sobria, 1,5–1,6 m. Stabilità prima di tutto. Faccio “test spinta”: se oscilla, ricompongo.
La misurazione dell’umidità
Misuro, non indovino. Un igrometro a spilli costa 15–25 euro. Spacco un pezzo e misuro all’interno. Sotto il 20% vado sereno. In mancanza di strumenti, l’indizio acustico aiuta: due ciocchi secchi suonano chiaro; quelli umidi fanno “tunk” sordo. Non è una misura, ma orienta.
Dettagli che contano
tengo la catasta al sole d’inverno, all’ombra d’estate se il clima è torrido e fermo. Ruoto i lotti: primo dentro, primo fuori. Pulisco regolarmente la canna fumaria per prevenire creosoto; la frequenza dipende dall’uso e dalla qualità del combustibile. Alcuni comuni pubblicano linee guida locali sulle distanze e sui ricoveri all’aperto: verifico sempre prima di costruire tettoie.
Bruciare legna: un atto tecnico e intimo
Richiede pazienza, misura, ascolto. Quando accendi, senti l’aria che entra, la fiamma che ringrazia e la casa che cambia suono. A quel punto, la domanda viene da sé: la tua catasta, oggi, respira abbastanza da scaldarti domani?





