Scopri come l’aerografia può trasformare gli interni della tua casa. Con un controllo preciso del colore e della luce, impara a usare acrilici a base acqua, effetti sfumati e pigmenti
Una stanza cambia quando il colore smette di essere “vernice” e diventa respiro: una nuvola che si posa, un’ombra che guida lo sguardo, un accenno di luce dove prima c’era solo muro.

L’aerografia entra negli interni in punta di piedi. L’utensile sembra una stilografica, ma il gesto è pittorico. Con un aerografo si spruzza colore in veli sottili, controllando densità, direzione e ritmo. È questa precisione che attira architetti e decoratori: su pareti, boiserie, cucine laccate, testate letto. Non è il trionfo dell’effetto speciale. È l’arte di far sembrare naturale ciò che è studiato.
Prima di sognare, bisogna impostare. Per interni funzionano bene acrilici a base acqua con VOC basso (spesso sotto 50 g/L; le soglie variano per normativa). Asciugano in fretta, non ingialliscono e sono compatibili con la maggior parte dei supporti. Un ugello da 0,2–0,5 mm basta per quasi tutto. La pressione? 15–20 PSI per i dettagli, 25–35 PSI per campiture e effetti sfumati. Si lavora con mascherature leggere: nastro a bassa adesività, film “frisket”, stencil rimovibili. Gli errori si correggono in pochi minuti, prima che il pigmento polimerizzi.
Ecco il punto, che spesso sorprende a metà progetto: la forza dei colori per aerografo non è l’effetto “wow”, ma il controllo della luce. Con velature sottili trasformi l’assorbimento di una superficie. Una scala stretta diventa più ariosa con un gradient freddo dal battiscopa in su. Un mobile anonimo acquista profondità con un’ombra ingegnata sugli spigoli. Non aggiungi peso visivo: scolpisci l’aria.
Preparazione e materiali per l’aerografo in casa
Superfici: muro intonacato (primer acrilico fine), MDF e legno (primer poliuretanico a base acqua), metallo verniciato o laminato (leggera carteggiatura 600–800 e promotore d’adesione). Fondo: una mano di primer uniforme evita aloni. Colori: vernici per aerografia pronte all’uso o acrilici diluiti filtrati a 100 micron. Prova sempre su un pannello scarto. Protezione: finitura satinata con trasparente protettivo a base acqua per resistenza a graffi e pulizia. Salute: ventilazione forzata, teli antipolvere, guanti. Con solventi servono filtri A2; con acqua, una maschera P2 riduce l’overspray. Etichette ambientali (es. classe A+ francese per emissioni) aiutano la scelta.
In un corridoio cieco ho usato tre toni grigio-azzurri. Niente linee dure. Solo sfumature dal pavimento al soffitto: 20 PSI, ventaglio ampio, passate incrociate. Le porte, mascherate, hanno ricevuto un bordo più scuro di 8–10 cm per “incassarle”. Tempi reali: 2 ore di preparazione, 90 minuti di spruzzo, 30 minuti di finitura rapida. Il risultato? Una percezione di profondità di circa 40–50 cm in più, senza spostare un mobile.
Una cucina bianca opaca cambia con un bordo sfumato sotto i pensili per simulare una lama di luce. Oppure in camera, una testata “vaporosa” color terra con stencil morbidi per foglie e venature. Qui lo stencil non disegna, suggerisce. Due passate, asciugatura di 15 minuti tra le mani, poi finitura lavabile.
La copertura media è 6–8 m² per 250 ml quando lavori a velature; il consumo cresce con saturazioni spinte. L’overspray si controlla con distanza 8–12 cm dal supporto e movimenti continui. Se cerchi tinte iper-sature, serviranno più strati sottili: resiste meglio di una mano pesante.
Ci sono stanze che chiedono silenzio e colore che sfiora appena. Forse è qui la rivoluzione: usare l’aerografia non per dichiarare, ma per sussurrare. Quale stanza della tua casa merita oggi un’ombra in più, o una luce che ancora non esiste?





